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Le novità che, sotto il profilo fiscale e amministrativo, interessano da quest’anno gli enti non commerciali in generale e quelli associativi nello specifico, sono diverse.

Innanzi tutto, è bene ricordare, che che con il comma 50 dell’articolo 1 della legge 232/2016 (legge di Bilancio 2017) ha innalzato il limite di ricavi per accedere al regime speciale disciplinato dalla legge 398/1991 ad € 400.000 (prima era 250.000 euro).

Da quando il nuovo limite?

Il nuovo limite decorre dal «periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2017».

A chi è riservato il regime speciale?

Si ricorda che, il regime speciale di cui alla legge 398/1991, è sostitutivo dei regimi ordinari in relazione alle regole di determinazione delle imposte e di adempimenti contabili, ed è riservato a:

  • associazioni sportive dilettantistiche;
  • associazioni senza fini di lucro;
  • pro-loco;
  • associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente costituite senza fini di lucro.

A questo elenco devono poi essere aggiunte le società di capitali e cooperative sportive dilettantistiche.

Come si accede al regime speciale?

Per accedere al regime speciale è necessario effettuare una comunicazione alla Siae e all’Agenzia delle entrate (utilizzando, in questo caso, il quadro VO della dichiarazione Iva – da allegare alla dichiarazione dei redditi – dove esprimere l’opzione in oggetto) e l’opzione ha effetto fino a revoca (salvo il superamento del limite di ricavi) ed è comunque vincolante per un quinquennio.

Non tutti gli enti non commerciali che nell’ambito dell’attività d’impresa non superano il limite previsto per la contabilità semplificata possono però esercitare l’opzione per l’applicazione delle regole della legge 398/1991 che, lo ricordiamo, è riservata agli enti “di tipo associativo”.

Fondazioni, comitati, enti religiosi ed altri

Chi non ha la forma giuridica di associazione (come fondazioni, comitati, enti religiosi non associativi e altri) deve necessariamente fare riferimento alle regole ordinarie previste per la contabilità degli enti non commerciali e, segnatamente, all’articolo 20 del Dpr 600/1973 che, a sua volta, rinvia, tra gli altri, anche all’articolo 18 dello stesso decreto per quanto riguarda al descrizione delle regole contabili per le «imprese in contabilità semplificata».

Obbligo enti non commerciali

A partire da quest’anno, anche gli enti non commerciali, per gestire l’attività d’impresa in contabilità semplificata devono obbligatoriamente seguire il criterio di cassa, non essendo più possibile – salva opzione per la contabilità ordinaria – effettuare le registrazioni per competenza. La scelta in merito alle regole contabili che investono l’attività d’impresa ripercuote effetti sulla gestione complessiva dell’ente non commerciale. Dal momento che è necessario presentare un bilancio che evidenzi il risultato sia della gestione commerciale sia di quella istituzionale è infatti opportuno che la scelta del criterio di registrazione (cassa o competenza, con contabilità ordinaria) sia uniforme per le due gestioni.

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