Busta-paga-tracciabile-dal-primo-luglio-2018-elaboraonline

Da luglio non sarà più possibile il pagamento dello stipendio in contanti: confermata la tracciabilità della busta paga in un’ottica di trasparenza e lotta all’evasione fiscale.

Per impedire la mancata corrispondenza tra quanto risultante in busta paga e quanto effettivamente corrisposto al dipendente è stato reso obbligatorio il pagamento con strumenti tracciabili.

Quali sono gli strumenti tracciabili?

Sono considerati strumenti tracciabili:

  • l’assegno;
  • il bonifico;
  • la ricarica della poste-pay;

L’obbligo di pagamento stipendio con metodo tracciabile non è più legato all’importo della retribuzione e chi paga stipendi in contanti rischia una sanzione pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro.

Quali sono i rapporti di lavoro interessati

La nuova disciplina interessa i seguenti rapporti di lavoro:

  • contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • contratto di lavoro a tempo determinato o contratto a termine, anche part-time:
  • contratto di lavoro a tempo parziale o part-time;
  • contratto di apprendistato;
  • collaborazione coordinate e continuative o cococo;
  • lavoro intermittente o accessorio o a chiamata;
  • contratti di lavoro con soci di cooperative;
  • e qualsiasi rapporto di lavoro subordinato.

Lavoratori interessati

A detta dei promotori dell’introduzione del divieto di pagamento degli stipendi in contanti, si tratta di una “soluzione” a un problema che colpisce moltissimi lavoratori. È infatti noto che alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva violando la loro dignità e un loro diritto a una giusta retribuzione, in violazione degli articoli 1, 35 e, soprattutto, 36 della Costituzione.

Lavoratori che non dispongono di conto corrente bancario/postale o carta

Ci sarà solo un modo possibile per continuare, seppure indirettamente, a pagare lo stipendio in contanti: mandare il lavoratore in banca o alle poste a ritirare i soldi versati. In questo caso infatti lo stipendio viene pagato in contanti solo in apparenza: il datore di lavoro o committente lo versa in modo tracciabile in banca o alle poste. Si tratta quindi di un’agevolazione pensata soprattutto per andare incontro ai lavoratori che non dispongono di conto o carta.

Il divieto di stipendio in contanti inoltre riguarda tutti i dipendenti, a prescindere dal tipo di lavoro prestato e dal tipo di contratto (quindi non solo quelli assunti a tempo indeterminato ma anche determinato, parasubordinati, soci di cooperative etc).

Settori che restano esclusi dall’obbligo

Nel settore privato resteranno escluse dal divieto di contanti solo alcune rarissime eccezioni come le borse di studio e lavoratori domestici (con l’eccezione di colf e badanti che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro potranno essere ancora pagate in contanti).

Le disposizioni non trovano applicazione nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni (in senso stretto), che sono quelle identificate dall’art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001 (Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, Enti locali, le ASL, le Comunità montane, le Istituzioni Universitarie e le scuole di ogni ordine e grado, l’ARAN, le Agenzie ex D.L.vo n. 300/1999, ecc.).

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