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Dal 21 febbraio riaprono i negoziati per la Fase 2 della Riforma Pensioni. Concentrazione su giovani e sistema contributivo: focus iniziale, attuazione APe e pensione anticipata precoci.

Riprende il negoziato tra Governo e Sindacati sulla Riforma Pensioni. L’incontro sulla fase due è fissato per il 21 febbraio. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha invitato nella sede del dicastero i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo. Dopo la fase 1, conclusasi nella Legge di Stabilità 2017, si apre il secondo round. Questo, in base all’accordo del settembre scorso, vedrà il confronto proseguire su misure di riforma del calcolo contributivo e adeguatezza del sistema previdenziale per i giovani.

Il primo incontro, si legge nel comunicato ministeriale, «è finalizzato a riprendere il confronto sui temi previdenziali e a fare il punto sull’attuazione dei provvedimenti avviati con l’ultima Legge di Bilancio». In primis, focus sui decreti attuativi per APe, anticipo pensionistico e agevolazioni pensione anticipata lavoratori precoci.

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Riforma Pensioni Fase 1

In base al timing previsto dalla manovra, i decreti sull’APE devono arrivare entro inizio marzo (60 giorni dall’entrata in vigore). Devono invece esser pronti a partire dal maggio 2017. I decreti in lavorazione sono dunque:

  • APe volontaria;
  • APE sociale per lavori usuranti e disoccupati;
  • lavoratori precoci;
  • pensione anticipata lavori usuranti.

Ricordiamo brevemente che l’APe volontaria è un anticipo pensionistico che viene poi restituito dal lavoratore quando matura la pensione vera e propria con rate ventennali. Requisiti per l’accesso: 63 anni di età, 20 anni di contributi, pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo, al massimo 3 anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia. L’APe social è riservato ad alcune particolari categorie di lavoratori (disoccupati, invalidi al 74%, lavoratori che assistono parenti di primo grado con disabilità grave, lavori gravosi), ed è a carico dello stato (quindi, non è prevista la restituzione a rate del trattamento, a meno che non superi i 1500 euro al mese, nel qual caso si restituisce la differenza in eccesso). L’APe Aziendale è in buona parte finanziato dall’impresa.


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